sabato 28 marzo 2009
Picaro, movimento e orizzontalità nella letteratura spagnola: la “mudanza” dal Libro de Buen Amor al Siglo de Oro.
Il lettore ama la verticalità, riesce a rielaborare in maniera più organica e schematica la struttura del mondo. Nella Commedia Dante rappresenta l’umanità e la sua omologazione diastratica, su piani socialmente e ontologicamente diversi.
La letteratura contemporanea si esprime attraverso questo tipo di temporalità, per raccontare storie che rappresentano la velocità della nostra società, in un incessante e fragoroso rincorrersi tra tempo e individuo, reciprocamente, senza respiro, senza spazio per la profondità dell’attimo, senza la dimensione del paradigma, di quella visione delle cose che Kundera definisce pesante.
Quando l’inquietudine del movimento non riguarda più il tempo, si annulla la dimensione diacronica e prevale l’elemento diatopico.
La narrazione non è mai ferma su un solo spazio: i personaggi si muovono continuamente, dando vita a percorsi plurali, perché il loro scopo è quello di raccontare un solo irripetibile momento storico, in più luoghi possibili, e renderlo il centro dell’universo, cosicché si avrà una percezione amplificata dell’immagine dei tempi che si raccontano, un’icona indelebile agli occhi del lettore. La cronologia si ferma, ci si muove per terra e per mari, perché il rapporto tra il personaggio e il suo tempo si racconta sincronicamente mediante i luoghi. Il topos allora si fa specchio del kronos, in un gioco di alternanze simboliche di quelle che Kant chiamava categorie a priori.
Con questo saggio ho l’intento di dimostrare l’esistenza di una rete intertestuale di corrispondenze sineddotiche tra i personaggi e il loro vagare errante presente nei più grandi capolavori della letteratura spagnola.
L’archetipo della figura raminga dell’alcahueta, della furba lozana o puta vieja è la Trotaconventos del Libro de Buen Amor de Juan Ruiz, el arcipreste de Hita. Trotaconventos, lo dice il nome, trotar (girare), conventos (conventi), va in cerca di donne alle quali declamare le lodi del proprio committente, con il fine di farle innamorare. Si adopera con diversi artifici retorici per compiere la volontà dello spasimante, che brama di poter conquistare una donna. E’ un’adulatrice che vaga da un convento all’altro e che si guadagna la vita con l’inganno e il vagabondaggio. E’ una vecchia ruffiana, a metà tra un servo terenziano e un lenone plautino; sicuramente però un deus ex machina come Celestina nella Tragicomedia de Calisto y Melibea di Fernando de Rojas e la Lozana Andaluza di Francisco Delicado.
L’erranza di Trotaconventos è uno strumento di racconto della Spagna del Trecento, personaggio di ispirazione faceta e boccaccesca, ma estremamente importante per la genesi letteraria di una nuova forma di vita della municipalità iberica tardo medievale. Con Juan Ruiz nasce quel sottobosco di personaggi che girano in lungo e in largo, che si guadagnano la vita a piedi, errando da un capo all’altro del paese, in cerca di qualcuno da raggirare.
L’elemento del movimento è presente anche nel Cantar de mio Cid, ma si tratta di un desplazamiento strategico, programmato, volto al ripristino dei valori della Spagna cristiana: Rodrigo, el Cid, si batte per la Reconquista: è un eroe, un profilo di alte virtù. Si tratta di un movimento bellico, ove riecheggiano i toni della Chanson de Geste o del romanzo cortese di Chretièn de Troyes, non dei traffici di girovaghi pasticcioni.
Anche la Lozana andaluza di Francisco Delicado è un libro dove l’orizzontalità del movimento si incontra con la carrera de vivir (cioè l’arte di arrangiarsi), le avventure della lozana si dipanano tra Siviglia, Livorno e la Roma rinascimentale, immorale e depravata più che mai nel suo passaggio dai Medici ai Farnese.
Sarà soltanto nel 1552 che compare la prima figura di personaggio ramingo maschile, che vive di stenti e che impara l’arte del vivere vagando da un posto all’altro: Lazarillo de Tormes.
Lazaro de Tormes cresce spostandosi inarrestabilmente, il suo processo di conoscenza più che con l’andar del tempo si verifica nel corso delle sue peregrinazioni, tra un padrone e l’altro, in una questua miserevole dettata dalle leggi della lucha por la vida, come avrà a dire qualche secolo più tardi Pio Baroja. Con Làzaro nasce il picaro, forse, per le caratteristiche specifiche che la critica moderna gli attribuisce; ma altre due pietre miliari della letteratura picaresca sono Pablillo de Segovia nel Buscòn di Francisco de Quevedo e Guzmàn de Alfarache di Mateo Alemàn. Mentre in Alemàn oltre al tema del movimento e della carrera de vivir compare anche il motivo molto più serio dell’omicidio e della colpa, mirabilmente ripreso da un altro maestro dell’orizzontalità diegetica, Camino Josè Cela nella Familia de Pascual Duarte; nel Buscòn emerge un purismo picaresco, un atlante di geografia umana povera stracciona e tragicamente barocca.
Pablo de Segovia assomiglia molto all’Autolico del Racconto d’Inverno di Shakespeare, si muove continuamente, o perché fugge dai suoi creditori o perché è alla ricerca di qualche sprovveduto da ripulire; è un tour della povertà, a piedi o in carovana, una denuncia sociale della Spagna asburgica, un affresco impietoso e una satira feroce di un paese sordido e plebeo, il lato oscuro di un impero oramai amaramente trionfalista più che trionfante.
El viaje de Turquia, il Crotalon , il Persiles y Segismunda sono invece opere nelle quali affiora la commistione con il romanzo bizantino con l’intreccio avventuroso e di peripezie. Cervantes sarà grande interprete del romanzo moresco e bizantino, maestro del movimento e di questa narraciòn de la mudanza, (il Quijote ad esempio riassume tutte le varianti dei topoi emersi finora); si veda pure l’aderenza della propria biografia alle vicende della propria poetica. Eppure ancora una volta l’erranza, l’orizzontalità e il movimento trovano una espressione più alta nella Preciosilla delle Novelas Ejemplares, una Carmen ante litteram, subarchetipo etnografico della letteratura di Merimèe.
Vi sono altri probabili raffronti, ma ritengo i loci critici su cui si tesse questa parentela topica sufficientemente esaustivi a dimostrare che la dimensione diegetica “orizzontale” diventa, su un piano vagamente sinestetico, il presupposto essenziale per qualsiasi forma di arte realista.
Claudio Ferretti
domenica 8 marzo 2009
tesine
Argomenti e problemi che emergono nel correlare le materie.
Li invito a farlo adesso, non a maggio!!!
Grazie,
IL vostro porfessore,
claudioferretti2001@yahoo.com
mercoledì 4 marzo 2009
frasi oggettive- frases sustantivas
io voglio/che Mario vada al mare
Come si può vedere si esprime una volontà nella frase principale "io voglio", ma soltanto nella frase oggettiva si risponde alla domanda "che cosa"?
In italiano si usa sempre il congiuntivo nella frase oggettiva subordinata, anche se vi sono delle eccezioni. In ogni caso si tenga presente che il congiuntivo è da preferirsi all'indicativo.
IN spagnolo invece si trovano delle regole più rigide.
Se la frase principale è retta da un verbo di volontò, ordine, desiderio, influenza ( es. yo quiero, yo espero, yo deseo, yo ruego etc.) si incide sull'oggetto della subordinata, e la frase oggettiva dovrà essere espressa con un congiuntivo che rispetti la consecutio temporum.
es.
YO quiero que tù vayas al mar
Mario espera que Ines vuelva a ser su novia
Tù deseabas que yo te prestara dinero
Yo no queria que mis padres se fuesen a otra regiòn
Come si può vedere, nella frase principale viene espresso un indicativo e in quella subordinata sempre un congiuntivo (pres., imperf. etc) senza considerare se la frase principale è negativa o affermativa.
Un caso diverso invece si presenta quando il verbo della principale è di opinione ( es. yo pienso, yo creo, yo opino, yo dudo). In spagnolo questi verbi vengono anche definiti " verbos de la cabeza).
Se il verbo della frase principale è alla forma negativa, permane la regola come sopra. Pertanto la frase subordinata sarà al congiuntivo.
es.
Yo no creo que Juan sea un chico bueno
Ella no pensaba que su madre fuera tan mala
Invece, se siamo in presenza di un verbo di opinione alla forma affermativa ( yo opino, yo supongo etc.), il verbo della frase subordinata dovrà assolutamente essere all'indicativo.
es.
Yo pienso que Pilar es una chica muy mona
Ellos creian que tù fueras alemàn
Buono studio,
Per chiarimenti,
claudioferretti2001@yahoo.com
sabato 28 giugno 2008
visita alla galleria borghese
Chi fosse interessato non esiti a contattarmi tempestivamente al seguente numero di cellulare o al seguente indirizzo e-mail. Un saluto,
Claudio Ferretti
338-3241632
claudioferretti2001@yahoo.com
domenica 8 giugno 2008
lezioni di spagnolo "F.Baracca"
giovedì 12/06/08
venerdì 13/06/08
Per eventuali chiarimenti, potete contattarmi al seguente indirizzo:
claudioferretti2001@yahoo.com
Grazie,
CF
venerdì 2 maggio 2008
il 21/5 mostra di miro' -
joan miro' mostra san pietro in montorio - Cerca con Google: "Joan Miró - Galleria degli antiritratti - Reale Accademia di ..."
Claudio
IMPERATIVO AFFERMATIVO
La seconda persona singolare dell’imperativo affermativo di forma prendendo la terza persona del presente indicativo.
La seconda persona plurale si forma estraendo il tema dell’infinito e si aggiungendo i suffissi : AD – ED – ID rispettivamente per la I, II e III coniugazione.
verbo regolare
Infinto seconda persona singolare seconda persona plurale
CANTAR CANTA CANTAD
COMER COME COMED
PARTIR PARTE PARTID
I verbi irregolari fanno eccezione alla 2° persona singolare, mentre si regolarizzano alla 2° plurale:
verbo irregolare
Infinto seconda persona singolare seconda persona plurale
HACER HAZ HACED
PONER PON PONED
VENIR VER VENID
SALIR SAL SALID
TENER TEN TENED
DECIR DI DECID
HABER HE HABED
SER SÉ SED
IR VE ID
schema di riepilogo
IMPERATIVO AFFERMATIVO
SINGOLARE
| 1° pers. sing. | CONGIUNTIVO PRESENTE | 1° pers. sing. | CONGIUNTIVO PRESENTE |
| 2° pers. sing. | 3°persona PRESENTE INDICATIVO | 2° pers. sing. | TEMA + AD / ED /ID |
| 3° pers. sing. | CONGIUNTIVO PRESENTE | 3° pers. sing. | CONGIUNTIVO PRESENTE |
IMPERATIVO NEGATIVO si forma : NO + congiuntivo presente
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esempi
1. Id al mar maňana por la maňana.
2. No pienses demaciado.
3. No digas palabrotas.
4. Ve a hacer la compra y no vuelvas antes las ocho.
CONGIUNTIVO PRESENTE
Il congiuntivo è un tempo verbale che esprime un dubbio o un desiderio, indica in definitiva un’assenza di concretezza.
Come si forma:
esistono tre serie metafonoche, in pratica c’è uno scambio della vocale radicale:
![]()
![]()
A E A E I A
Quindi per formare le voci del congiuntivo presente uso il tema del verbo + le desinenze del presente con la vocale radicale cambiata:
CANTAR COMER PARTIR
Yo cant - e com- a part -a
Tù cant - e - s com-a- s part- a-s
Él cant - e com –a part -a
Nosotros cant –e-mos com-a- mos part –a- mos
Vosotros cant- é - is com- á- is part- á - is
Ellos cant –e –n com- a- n part- a- n
Congiuntivo presente per alcuni verbi irregolari:
![]()
ESTAR esté DAR dé
![]()
PONER ponga PODER pueda
HABER haya
HACER haga
TENER tenga
IR vaya
JUGAR juegue
DECIR diga
SER sea
algunas novelas que aconsejo
-David Trueba "Cuatro Amigos"
-Lucia Etxeberria "Beatriz y los cuerpos celestes"
-Manuel Vicent "Son de mar"
-Luis Leante "Mira si yo te querrè"
-Gutierrez "Trilogìa sucia de la Habana"
-Almudena Grandes "Las edades de Lulù"
-Almudena Grandes "Malena es un nombre de Tango"
-Almudena Grandes "Modelos de mujer"
sabato 26 aprile 2008
Introduzione al Teatro di Lope de Vega
La commedia, secondo Lope, non deve più avere una struttura drammaturgica rigida, e non deve promuovere forme di linguaggio esclusivista o peggio ancora elitario; il teatro, ha il compito di parlare alla coscienza dell'individuo, pertanto il drammaturgo ha il dovere di esprimere un linguaggio universale, ed affrontare tematiche che riguardino l'intera società. La commedia non è più in cinque atti, ma in autos, talvolta tre, talora di più, purchè siano di un numero dispari; il sistema dei personaggi deve essere rappresentato da due fasce sociali; i campesinos-labradores e i nobles-hidalgos.
Gli intrecci più ricorrenti in Lope hanno come oggetto di indagine lo studio del conflitto sociale tra la società aristocratica e il ceto dei lavoratori. In commedie come "Peribanez y el Comendador de Ocana" oppure "El Perro del Hortelano" molto simili al "Comendador de Ocana " del fedele seguace Calderòn de La Barca, il tragic fault dell'opera, che talora travalica i confini della commedia per debordare nel tragicomico, è sempre l'agravio all'honor-honra di un nobile nei confronti di un labrador. Dopo una serie di peripezie, il labrador, che agli occhi del lettore, appare come in balia dei soprusi del nobile, giunge sorprendemente a una vittoria finale. L'assolutezza della legge che trionfa sulla fattualità circostanziale dei rapporti di classe. Il tema della società giusta è molto sentita ai tempi di Lope, la società barocca spagnola è profondamente iniqua e gerarchizzata. Pertanto il suo teatro puù essere definito innovativo, nella sua esemplarità e nella sua ipnosi catartica agli occhi di uno spettatore che vuole essere stupito.
E' l'occhio dell'uomo barocco, il kharma dell'uomo moderno.
Lope, in tal senso, anticipa persino la modernità di un testo, pur godibile, come "Il mercante di Venezia" di Shakespeare, ove l'ebreo Shylock viene, seppure in maniera discutibile, tutelato dall'inviolabità della legge della Serenissima.
L'uomo barocco che difende il proprio onore, inteso sia in senso verticale (ovvero gerarchico) che orizzontale, (cioè proprio della reputazione), viene travolto dall'ondata di modernità di un teatro per natura eclettico.
Conscio del processo di sperimentalismo letterario di un Fernando de Rojas e di un Miguel de Cervantes, o meglio ancora del Picaro, Lope comprende a pieno l'esigenza di dover creare il teatro dell'uomo comune, a metà tra il realismo picaresco e la tragicommedia elisabettiana.
Lo spirito di importanti drammaturghi come Juan de Timoneda, Ruiz de Alarcòn e Lope de Rueda, vive magistralmente nei versi di Lope, che fonde in una mirabile miscellanea il passato di un teatro aneddotico e cervantino, con l'inquietudine della drammaturgia barocca.
L'abbandono totale del retaggio encomiastico e cortigiano di testi panegirici ed elegiaci di un Giraldi Cinzio o di un Bandello, o peggio ancora del cronicismo del Bale, appare più come una presa di coscienza critica piuttosto che come un mero atto di coraggio.
Tra i suoi più insigni seguaci vi sono Calderòn de la Barca, e Tirso de Molina, il cui fervore letterario riecheggia nei versi del Tenorio di Zorrilla, o nel Don Alvaro del Duque de Rivas.
Quando torno sulle migliori pagine di Peribanez, penso alla penosa atmosfera che pervade l'inesorabilità dell'ingiustizia delle pagine del Marchese di Roccaverdina di Capuana.
In Lope trinfa il giusto, la logicità aristotelica, la cognitività cartesiana, non cè neppure l'ombra di una beffa, di quella che il Verga chiamerebbe "Provvidenza".
Claudio Ferretti
frase finales
Lezione 8
TEMPORADA = s.f. stagione, periodo (stagione riferito a tempo limitato come ad esempio una stagione
sportiva)
(alta/baja temporada = alta/bassa stagione; de temporada = stagionale, temporaneo;
fin de temporada = fine stagione)
acudir = accorrere, arrivare, ricorrere
SUBORDINATE FINALI.
Le subordinate finali (subordinadas finales) sono introdotte da congiunzioni o locuzioni che indicano finalità o scopo.
Tra queste, le principali sono: para (que), con el fin de (que), con el propósito de (que), con la intención de (que), con el intiento de (que), con la idea de (que).
Nelle subordinate il verbo deve essere sempre coniugato al congiuntivo.
Es.:
Me quedo en casa para que ella esté contenta. (rimango in casa perché lei sia contenta)
Hablo en voz alta para que ellos me escuchen mejor. (parlo a voce alta perché loro mi sentano meglio)
Bisogna notare che negli esempi sopra visti la frase principale e la subordinada hanno un soggetto diverso, ovvero la frase subordinata è una frase esplicita.
Quando, invece, i soggetti sono uguali la subordinata è implicita ed il verbo in questa può essere anche all’infinito semplice! (es.: yo voy a Milán para ganar)
Nulla vieta anche con subordinate implicite di usare il congiuntivo ma è una forma poco usata.
(es.: yo voy a Milán para que yo gane).
SUBORDINATE TEMPORALI.
Le subordinate temporali (subordinadas temporales) sono accompagnate da avverbi o locuzioni temporali. Tra questi, i principali sono: cuando, en cuanto (non appena), mientras (mentre), antes de (prima), después de (dopo), mientras tanto (nel frattempo/frattanto/intanto), tan pronto como (non
appena), cada vez que (ogni volta che), hasta que (finchè), desde que (da quando), en el momento en que (nel momento in cui), a medida que (man mano che), siempre que (sempre que).
Queste subordinate possono reggere il modo indicativo oppure il congiuntivo. Vediamo i due casi.
a) Se l’azione della subordinata si compie con certezza o si è già compiuta, la subordinata temporale ha il verbo all’indicativo (la frase principale è al presente o al passato).
Esempi:
Cuando me despiertan, me enfado mucho. (quando mi svegliano, mi arrabbio molto)
Hasta que no me compraron el ordenador, no les hablé. (finchè non mi hanno comprato il computer, non gli ho parlato).
b) Se non è sicuro che l’azione si compia o se la stessa non è ancora stata compiuta, la subordinata temporale ha il verbo al congiuntivo, a differenza dell’italiano che usa l’indicativo futuro (la frase principale è al futuro o all’imperativo).
Esempi:
En cuanto sepa algo, te lo diré. (non appena saprò qualcosa, te lo dirò)
Cuando lo escuches, adviérteme. (quando lo sentirai, avvertimi)
Attenzione: come in italiano, antes de que regge sempre il verbo al congiuntivo.
Me voy antes de que sea tarde. (vado prima che sia tardi)
(Pagina tratta dal sito del Professore).
FRASI FINALI
Una frase finale è sempre introdotta da un connettore che esprime una finalità, uno scopo, un termine. La frase finale è sempre connessa a una frase reggente.
es. Vado a Roma, per (al fine di) studiare l'archeologia.
La frase evidenziata, esprimendo una finalità, deve essere considerata finale.
Vi sono due tipi di frase finale: la frase finale implicita, dove il soggetto della frase reggente e subordinata è lo stesso, e la frase finale esplicita, dove il soggetto cambia da frase reggente a frase subordinata.
es. Vado a Roma, per studiare archeologìa=Voy a Roma para estudiar arqueologìa
es. Ti invio una lettera, affinchè tu la legga=Te envio una carta, para que tu la leas
Le frasi subordinate finali in spagnolo devono essere costruite nel seguente modo:
1) reggente+para+infinito (se la frase è implicita)
2) reggente+para que+congiuntivo (presente o imperfetto in base al tempo della frase reggente) se la frase è esplicita
(Pagina tratta dal sito del Professore).
FRASI TEMPORALI
Un periodo può essre costituito da una semplice frase minima. Un periodo che comprenda una frase temporale deve essere costituito almeno da una frase principale o reggente, (ovvero una frase che da sola esprime significato), e da una proposizione temporale, (ovvero una frase che è connessa alla reggente, e che esprime un tempo).
es. Gioco a carte, quando ho tempo libero
es. Giocavo a carte, quando avevo tempo libero
es. Giocherò a carte, quando avrò tempo libero
Si tratta di tre periodi, in cui la frase (gioco a carte, giocavo a arte, giocherò a carte), funge da reggente, mentre le frasi introdotte da (quando) fungono da proposizioni temporali.
Le frasi temporali in spagnolo sono sempre introdotte dai seguenti connettori:
CUANDO, APENAS, EN CUANTO, TAN PRONTO COMO, MIENTRAS, EN EL MOMENTO EN QUE, ETC.
Nelle frasi , come sopra, sono espressi tre tipi di contemporaneità:
presente (gioco, ho),
passato (giocavo,avevo)
futuro (giocherò, avrò)
In spagnolo, le frasi temporali che esprimo una contemporaneità al presente e passto vengono espresse con due tempi verbali appartenenti al modo indicativo:
es. Gioco a carte, quando ho tempo = Juego a las barajas, cuando tengo tiempo
es. Giocavo a carte, quando avevo tempo = Jugaba a las barajas, cuando tenìa tiempo
Se la contemporaneità della frase è invece al futuro, allora la formula è diversa:
es. Giocherò a carte, quando avrò tempo = Jugarè a las barajas, cuando tenga tiempo
Nella frase principale bisogna sempre usare il modo indicativo, il più delle volte espresso dal futuro semplice; nella frase subordinata temporale il tempo presente del modo congiuntivo (subjuntivo).
frase consecutivas
Lezione 11
SUBORDINATE CONSECUTIVE.
La oración subordinada expresa la consecuencia que se deriva de la principal. Si tenemos una oración causal y la ponemos en sentido inverso obtenemos una oración consecutiva:
Me mojo porque llueve (causal)
Llueve, por tanto me mojo (consecutiva)
Conjunciones más frecuentes.
a) Con indicativo:
luego (avv. dopo, poi; cong. quindi, dunque): Llueve, luego me mojo.
pues (cong. dal momento che, poiché, dunque, allora): Como no estudia pues suspende.
conque (cong. quindi, dunque) : Estoy enfadado, conque déjame en paz.
así que (avv. cosicchè; así … que = tanto … che) : Estoy enfadado, así que déjame en paz.
en consecuencia, por tanto (pertanto), por consiguiente (di conseguenza), por eso (perciò),
de modo que (cosicchè), de manera que…
tanto que: Lluve tanto que me mojo.
tan + sustantivo + que: Sentía tanta pena que se echó a llorar.
tan + adjetivo + que: Es tan guapo que las enamora a todas.
tan + adverbio + que: Están tan lejos que nunca llegan.
de un + adjetivo + que: Es de un soso que nadie lo aguanta.
tal + sustantivo + que: Tenía tal tensión acumulada que me puse histérica.
b) Con subjuntivo:
de ahí que: Me cae bastante mal, de ahí que no quiera invitarlo.
no tan / tanto … como para que: No hice el examen tan mal como para que me suspendieran.
no tan / tanto … que: Es tan cerdo comiendo que es mejor que no lo veas.
El grupo de consecutivas que van introducidas por cuantificadores: tanto que, tan + adjetivo + que,
tan + adverbio + que... no debe confundirse con la construcción comparativa. En la consecutiva la subordinada es siempre una consecuencia derivada de la principal. Además, la construcción de la consecutiva es tan ... que, mientras que la de la comparativa es tan ... como, y en éstas sólo existe comparación, sin ninguna consecuencia.
CULEBRA = s.f. biscia
MONO = s.f. scimmia
INCLUSO = avv. perfino, anche; prep. persino
Conjunciones más frecuentes
Conjunciones más frecuentes Conjunciones más frecuentes
frases concesivas de Alessandro Longhi
Lezione 12
SUBORDINATE CONCESSIVE. (tratto da 4 lingue)
Le subordinate concessive (subordinadas concesivas) sono precedute da locuzioni o congiunzioni concessive. Tra queste, la più frequente è aunque (anche se), ma ce ne sono molte altre, come si bien (sebbene), no obstante, a pesar de (nonostante), aun cuando (quantunque), siquiera (almeno), pese a que (malgrado), por más / mucho que (malgrado). Queste possono avere il verbo al congiuntivo o all’indicativo a seconda della persona che parla e dell’intensità che si vuole dare all’azione espressa nella concessiva. Ciò significa che se si desidera semplicemente esporre l’azione, il verbo della subordinata è coniugato all’indicativo; se, invece, si vuole conferire all’azione espressa nella subordinata un’intensità maggiore di quella della frase principale, il verbo della subordinata si coniuga al congiuntivo.
A pesar de que sea difícil, intentaré hacerlo. (Nonostante sia difficile, proverò a farlo).
Aunque hacía / hiciera calor, no quiso bañarse. (Anche se faceva caldo, non ha voluto farsi il bagno).
Questa regola si applica solo quando la frase principale è coniugata al passato o al presente. Per quanto riguarda il futuro, non esiste la doppia possibilità e, in questo caso, a differenza dell’italiano, il verbo della subordinata deve essere sempre coniugato al congiuntivo.
Aunque te enfades, no te acompañaré. (Anche se ti arrabbierai, non ti accompagnerò).
Si bien precede sempre un verbo all’indicativo mentre siquiera regge il verbo al congiuntivo.
Si bien estoy muy cansado, saldré contigo. (Sebbene io sia stanco, uscirò con te).
Escúchame, siquiera sea por un momento. (Ascoltami, anche se è solo per un attimo).
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SUBORDINATE CONCESSIVE. (dagli appunti in classe)
aunque = cong. benchè, sebbene à REGGE INDICATIVO O CONGIUNTIVO
Aunque está nevando tenemos que salir = anche se stà nevicando dobbiamo uscire (INDICATIVO)
Aunque esté nevando tenemos que salir = anche se nevicasse dobbiamo uscire (CONGIUNTIVO)
Nella prima frase sappiamo che stà nevicando (lo abbiamo visto, è un dato certo) però nonostante la neve dobbiamo uscire. In questo caso di deve usare l’indicativo. Nella seconda frase, invece, non sappiamo che tempo fà fuori (il dato sul tempo è quindi incerto!!) però indipendentemente dal tempo sappiamo che dobbiamo uscire. In questo caso è d’obbligo l’uso del congiuntivo (da notare come questo tempo è sempre associato a incertezza!!).
Al posto di aunque possiamo mettere anche a pesar de que (nonostante, malgrado) con lo stesso uso visto sopra.
aún cuando = cong. sebbene à REGGE IL CONGIUNTIVO
pese a que = cong. malgrado à REGGE L’INDICATIVO
por más que = cong. per quanto, sebbene à REGGE INDICATIVO O CONGIUNTIVO
}
Altri connettori sono,
por mucho que
por nada que REGGONO IL CONGIUNTIVO
por poco que
POR + CONGIUNTIVO PRESENTE, INDICATIVO (nella reggente presente o futuro)
Vediamo ora alcuni connettori che reggono l’infinito.
ya = avv. già, ora, adesso, subito, ormai
YA + PODER à REGGE L’INFINITO
a pesar de = malgrado, nonostante
A PESAR DE à REGGE L’INFINITO
pese a = avv. benchè, nonostante, malgrado
PESE A à REGGE L’INFINITO
Con il gerundio dobbiamo usare aún.
AÚN + GERUNDIO
a sabiendas = avv. di proposito, pur sapendolo
A SABIENDAS DE QUE + INDICATIVO (oppure condizionale presente)
SUBORDINATE CONCESSIVE.
| Conjunciones más frecuentes |
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Uso de los modos INDICATIVO y SUBJUNTIVO en las oraciones concesivas con las conjunciones vistas hasta ahora:
A) Indicativo: la objección contenida en la oración subordinada es real.
B) Subjuntivo: la objección contenida en la oración subordinada es hipotética o está referida al futuro.
C) Si suprimimos la partícula QUE pueden aparecer con INFINITIVO.
Otras conjunciones con uso especial de los modos INDICATIVO y SUNJUNTIVO:
- A riesgo de que + subjuntivo
- Mal que + subjuntivo
- Por muy + adjetivo / adverbio + que + subjuntivo
- El hecho de que + subjuntivo
- A sabiendas de que + indicativo
- Si bien + indicativo
- Excepto que / Salvo que + indicativo (cuando aparecen con subjuntivo su valor es condicional)
- Si suprimimos la partícula QUE pueden aparecer con INFINITIVO.
Ejemplos
Pese a que está sola / Pese a estar sola nunca tiene miedo.
Lo hizo a riesgo de que le vieran / de ir a la cárcel.
Por más que lo pienso / piense, no es aceptable.
Por muchos diplomas que tiene / tenga, no me parece buen estudiante.
Por muy hábil que te creas, te engañarán.
Mal que te pese, es más importante que tú.
He tomado las medidas necesarias, si bien nadie me lo había advertido.
Usos. Sentido de oración concesiva.
La oración subordinada presenta un problema que no impide el cumplimiento de la acción principal.
cena del dìa catorce
Hasta luego
sabato 19 aprile 2008
una poesia da apprezzare
Just a prayer…
Aprile 18, 2008 di demi4jesus
“I asked for strength that I might achieves;
He made me weak that I may obey.
I asked for health that I might do great things;
He give me grace that I might do better things.
I asked for riches that I might be happy;
He gave me poverty that I might be wise.
I asked for power that I might have the praise of others;
He gave me weakness that I might feel a need of God.
I asked for all things that I might enjoy life;
He gave me life that I might enjoy all things.
I receive nothing I had asked for;
He gave me all that I had hoped for.”
Ho chiesto forza da poter impegare
Mi ha reso debole affinché io potessi obbedire
Ho domandato la salute per poter fare grandi cose
Egli mi ha dato grazia per fare meglio le cose
Ho chiesto ricchezze per poter essere felice
Mi ha dato povertà per diventare saggio
Ho chiesto potere per poter rcevere la lode degli altri
ma ho ricevuto debolezza affinché potessi avvertire il bisogno di Dio
Ho domandato tutte le cose che potessero farmi godere la vita
Egli m’ha dato vita affinché potessi godere di tutte le cose
Non ho ricevuto nulla di quello che avevo chiesto
eppure
Ho ricevuto tutto quello che ho sempre sperato
Questa preghiera è stata scritta da un soldato americano durante la guerra civile…
Ho chiesto molte cose nella mia vita e al mio Dio… molto spesso ho ricevuto dei “no” o degli “aspetta”
A distanza di tempo ho visto come anche queste apparenti “non risposte” fossero state importanti per me, per la mia vita…
“Io aspetto il mare“, ho scritto un giorno… Ci sono situazioni “irrisolvibili” e sentimenti incancellabili, ci sono lunghi momenti passati a cercare spiegazioni…
Ma pure tutto concorre ad arricchire la nostra vita…. come pietre su di una corona… e vedo completarsi il quadro della mia esistenza… piano piano… un passo alla volta..
“Un passo alla volta, Dio ci mostra sempre solo il prossimo passo”
lunedì 11 febbraio 2008
primo livello "scuola f.baracca"
Il pretèrito perfecto è un tempo verbale, che in inglese si definisce present perfect.
E' foormato dal presente indicativo del verbo HABER, più il participio passato, sia esso regolare con i suffissi ADO, IDO, IDO, sia esso irregolare coi participi relativi ai singoli verbi.
es. yo he ESTUDIADO, tù HAS HECHO, èl HA DESCUBIERTO.
Si usa il pretèrito perfecto per esprimere un'azione che inizia in un punto x del passato, ma che perdura nel presente, indipendentemente dalla lontananza cronologica dal presente del nostro punto x del passato.
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Le preposizioni POR e PARA, in italiano possono entrambi essere tradotte dalla preposizione PER.
Allora viene spontaneo chiedersi, quale sia la differenza.
Facciamo alcuni esempi:
POR esprime un complemento di causa, un tempo approssimativo, una complemento di causa efficiente o d'agente, di moto per luogo, di mezzo o compagnia,
PARA esprime un complemento di fine, di tempo determinato, di limitazione, di moto a luogo.
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L'imperfetto in spagnolo si forma nel seguente modo:
L'infinito di un verbo deve essere suddiviso in tema e desinenza:
es. cant-ar; com-er; escrib-ir;
Il tema si usa nella coniugazione come base, e a questo vanno aggiunte le rispettive desinenze:
Prima coniugazione
yo cant-aba
tu cant-abas
èl cant-aba
nosostros cant-àbamos
vostros cant-abais
ellos cant-aban
Nel caso della seconda e terza, ecco le seguenti desinenze:
yo com-ìa
tù com-ìas
èl com-ìa
nosotros com-ìamos
vosotros com-ìais
ellos com-ìan
yo escrib-ìa
tù escrib-ìas
èl escrib-ìa
nosotros escrib-ìamos
vostros escrib-ìais
ellos escrib-ìan
Attenzione! L'accento cade sempre sulla "i" dello iato.
L'imperfetto è un tempo nel quale anche i verbi irregolari tendono a regolarizzarsi:
es. hacer=hacìa; volver=volvìa; poner=ponìa etc.
Gli unici due verbi fortemente irregolari sono SER e IR:
era, eras, era, èramos, erais, eran
iba, ibas, iba, ìbamos,ibais,iban
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martedì 22 gennaio 2008
SCHEDA SU VICENTE BLASCO IBANEZ
A differenza di questi grandi scrittori sopra citati però, ha saputo differenziarsi per alcuni aspetti peculiari della propria diegesi, qualificandosi pertanto come autore sui generis.
Non si può parlare di Blasco Ibanez come di un autore realista puro, o naturalista, come invece furono Clarìn e la Bazàn.
Nella narrativa di Ibanez affiorano vari modi di intendere un romanzo che descriva l'uomo e il suo rapporto con il mondo che lo circonda. Degno del miglior Flaubert o del suo fedele seguace Guy de Maupassant, verso i quali tuttavia Ibanez non mancò di nutrire un'appassionata stima letteraria, i romanzi dello scrittore valenzano sono densi di un realismo descrittivo, che mette a nudo le contraddizioni, le debolezze e gli schemi di una società chiusa, piramidale. L'attacco di Ibanez è perlopiù rivolto allo schematismo societario, per cui la società spagnola di fine secolo debba essere divisa in caste, sia sotto un profilo economico, che di stile e di linguaggio. Il ceto preponderante, che viene descritto e analizzato con profonda sagacia e una fervente nota satirica, è la borghesia, che pure troviamo derisa con le stesse modalità nei romanzi di Galdòs e di Clarìn.
Nei romanzi di Ibanez c'è l'analisi dell'interiorità del personaggio; l'autore tende a sviscerare i conflitti che nascono nella coscienza del proprio eroe. Vi è uno scambio di interni ed esterni, tra la rappresentazione di un ambiente verista, tradizionalista, costumbrista, e la crisi esistenziale latente nell'animo del personaggio.
L'accento costumbrista, ovvero tradizionalista, manca per esempio nei romanzi di altri scrittori, ma Ibanez, che è un grande conoscitore della storia e della cultura del proprio paese, tende a rimarcare la specificità dell'enviroment preso in esame.
Gli strumenti di cui Ibanez si serve per esaltare i tratti costumbristi delle sue ambientazioni sono in genere feste, rituali, liturgie, verso le quali tuttavia non eviterà di manifestare il proprio distacco, dato il suo proclamato anti clericalismo.
Un autore complesso dunque, il cui merito essenziale è quello di aver mirabilmente saputo coniugare i tratti essenziali del costumbrismo spagnolo, del verismo italiano, del naturalismo flaubertiano, del realismo zoliano.
I suoi personaggi sono spesso dei sognatori, che inseguono il raggiungimento di un desiderio, che piuttosto che configurarsi come una fonte di appagamento, diviene causa di delusione e di disincanto.
Le opere principali sono:
1) ciclo anticlericale
-la catedral
-el intruso
2) ciclo italiano
-entre naranjos
-en paìs del arte
3) ciclo valenzano
-cuentos valencianos
-canas y barro
-arroz y tartana
-la barraca
4) ciclo cinematogràfico
-Los cuatro jinetes del Apocalipsis
-Sangre y Arena
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domenica 20 gennaio 2008
L'USO DI HAY e ESTAR
es. Sul tavolo c'è un libro= Sobre la mesa hay un libro
es. Sul tavolo ci sono tre libri= Sobre la mesa hay tres libros
HAY è indeclinanile, non varia cioè in base a plurale, singolare, maschile, femminile
Tuttavia HAY si può coniugare in HABIA, HUBO, HABRA', HAYA, etc. chiaramente in base al tempo o al modo verbale che si deve utilizzare.
Per il verbo ESSERCI, in spagnolo può anche essere usato il verbo ESTAR
es. Sobre la mesa, estàn mis libros
es. Sobre la mesa, està tu libro
In questo caso, il verbo ESTAR alla terza persona singolare e plurale traduce C'E, CI SONO.
Quando bisogna usare HAY e quando bisogna usare ESTAR?
HAY: in presenza di articoli indeterminativi, numeri cardinali, pronomi interrogativi
ESTAR: in presenza di articoli determinativi, aggettivi e pronomi possessivi, nomi di persona.
es. En el cajòn hay un libro.
es. En el cajò està el libro
es. En el cajòn hay tres libros
es. En el cajòn està mi libro
es. Cuantos libros hay en el cajò?
es. En mi casa estàn Pedro y Josè
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